Sette Colline, Otto Montagne e Una Pianura è il libro frutto del progetto Appennino, che indaga la transizione demografica in Emilia Romagna.
Lo studio si colloca nel lavoro di ricerca promosso dalla FNP Cisl regionale, in collaborazione con Cisl Emilia Romagna e con il coordinamento della Fondazione Generazioni.
In questa intervista realizzata da Il Dolomiti, gli statistici e demografi Gianluigi Bovini e Franco Chiarini autori del volume approfondiscono quanto emerge dallo studio in merito alle fragilità demografiche e le opportunità di riabilitazione dei territori più a rischio in Emilia Romagna.
Transizione demografica in Emilia Romagna – L’intervista a Bovini e Chiarini
Quanti sono i comuni di montagna che prendete in esame?
Sono 66 (39 nella fascia di crinale e 27 nella montagna intermedia) e sono distribuiti in sette province nelle diverse sezioni dell’Appennino emiliano e romagnolo. L’analisi si concentra sui principali aspetti della fragilità demografica e sociale che caratterizza questi territori e ha poggiato la lente di ingrandimento anche su 43 comuni di collina interna collocati in otto province e su 9 comuni della pianura orientale ferrarese. Lo studio si colloca all’interno di un più ampio progetto di lavoro e ricerca promosso nell’autunno 2023 dal sindacato dei pensionati Fnp-Cisl dell’Emilia-Romagna, all’epoca guidato da Roberto Pezzani oggi nella segreteria nazionale, in collaborazione con Cisl Emilia-Romagna e con il coordinamento della Fondazione Generazioni nella persona del presidente Sergio Palmieri.
Che cosa emerge dalla vostra analisi?
In Emilia-Romagna l’inverno demografico è più mite che nel resto d’Italia: la forte capacità attrattiva della regione nei confronti di persone italiane e straniere determina ogni anno un saldo migratorio positivo di rilevante ampiezza, che permette alla popolazione di continuare a crescere nonostante l’accentuato calo delle nascite. Nel territorio regionale sono però presenti estese aree caratterizzate da un’elevata fragilità demografica e sociale come la montagna: in queste zone da molto tempo la popolazione residente diminuisce sensibilmente e si sono determinate profonde modifiche negli equilibri tra le generazioni, con una netta prevalenza delle persone anziane e un peso ridotto dei giovani.
Parlando dei comuni montani: ci sono differenze tra le province emiliano-romagnole o, all’opposto, similitudini?
L’analisi evidenzia differenze significative. Le maggiori fragilità demografiche si registrano nella sezione occidentale dell’Appennino emiliano: nelle province di Piacenza e Parma il processo di spopolamento dal 1951 a oggi si è manifestato con drammatica intensità e il rapporto quantitativo tra le generazioni è molto sbilanciato, con indici di vecchiaia che in alcuni comuni superano il valore di 500 anziani per ogni 100 giovani. In queste zone anche il saldo naturale è pesantemente negativo e la quota delle famiglie composte da una sola persona risulta maggioritaria in molte realtà. Criticità demografiche accentuate si registrano anche nella montagna di crinale forlivese, cesenate e riminese. I territori con le situazioni relativamente migliori sono l’Appennino bolognese, che rappresenta una parte significativa della città metropolitana di Bologna, e alcuni comuni montani nelle province di Modena e Reggio Emilia.
La fragilità demografica e sociale di questi comuni è differente da altre zone montane d’Italia?
I principali indicatori statistici analizzati nel volume evidenziano che in queste zone il cosiddetto “inverno demografico” è molto rigido e la composizione per età della popolazione e il rapporto tra le nascite e i decessi presentano situazioni molto compromesse. Rispetto alle aree montane del Mezzogiorno e dell’Italia Centrale la differenza positiva, che rappresenta un importante segnale di speranza, è l’arresto negli ultimi anni del processo di spopolamento. In quasi tutti i comuni indagati, dopo la pandemia, si sono infatti registrati saldi migratori positivi.
Il cambiamento climatico è una condanna senza appello?
Anche in queste zone è una sfida decisiva che coinvolge le risorse più importanti del patrimonio ambientale e molte realtà economiche. Prendendo in considerazione solo alcuni aspetti relativi al movimento turistico emergono fattori negativi (il crollo in alcuni anni dell’attività sciistica per lo scarso innevamento) e tendenze positive (la maggiore attrattività in estate per soggiorni che consentano di sfuggire alle ondate di calore sempre più frequenti nelle maggiori città e in pianura).
Welfare e sanità sono temi importanti.
Nei comuni montani analizzati la quota delle persone anziane si avvicina in molte realtà a un terzo della popolazione e le previsioni demografiche elaborate dall’Istat indicano che entro il 2050 il peso relativo di questa fascia potrebbe raggiungere il 40% del totale. Costruire una società della longevità, che sappia valorizzare tutti gli aspetti positivi della grande conquista di vivere a lungo, è quindi sicuramente la sfida decisiva per garantire a chi vive in questi territori una qualità della vita comparabile con quella degli altri cittadini emiliani e romagnoli.
Come pure il tema abitativo.
Una delle sfide identificate nello studio è come utilizzare in forme nuove il patrimonio edilizio, che in molti comuni montani rappresenta più del 60% di tutte le abitazioni e potrebbe giocare un ruolo importante sia per accogliere chi intenda trasferire la residenza in questi territori sia per ospitare flussi turistici più intensi e distribuiti lungo l’intero anno. In questa direzione nella media montagna un fattore di attrazione importante è rappresentato dalla possibilità di acquistare o locare abitazioni a condizioni economiche molto più favorevoli rispetto alle aree urbane, godendo anche di una migliore qualità ambientale.
Riabitare in modo nuovo, e riabilitare, questi territori è possibile?
I movimenti migratori testimoniano una rinnovata capacità di attrazione di molti comuni montani, che può e deve essere potenziata affrontando le sfide legate alla transizione demografica e adottando altri provvedimenti, tesi in primo luogo a migliorare le condizioni di accessibilità fisica e digitale. La speranza è che la “corrente calda” degli impegni concreti di rilancio e sviluppo prevalga sulla “corrente fredda” delle statistiche che documentano la fragilità demografica e sociale di tali aree. Nel programma di mandato della Giunta regionale, che si è appena insediata dopo le elezioni del 2024, si dichiara esplicitamente l’impegno di perseguire una nuova alleanza tra le città emiliane e romagnole e le montagne.
Come ve li immaginate turismo e stili abitativi sull’appennino dell’Emilia-Romagna nei prossimi 20 anni?
Nelle zone montane il turismo invernale ed estivo è una componente decisiva per garantire in periodi dell’anno auspicabilmente sempre più estesi la vitalità sociale ed economica e conservare la rete essenziale dei servizi di prossimità. Bisogna quindi puntare a forti innovazioni delle modalità di fruizione turistica, che sappiano cogliere i molteplici aspetti del “desiderio di montagna” emerso dopo la pandemia anche in persone giovani. Tra gli esempi virtuosi si possono citare il turismo dei “cammini”, i percorsi cicloturistici e le esperienze enogastronomiche. In alcuni casi questa rinnovata attenzione verso i territori montani conduce anche a scelte di vita più impegnative, che prevedano il trasferimento per realizzare progetti di vita e lavoro. Le esigenze e gli stili abitativi dei “nuovi montanari” saranno inevitabilmente diversi da quelli del passato e una condizione decisiva per contrastare il declino demografico nelle montagne emiliane e romagnole sarà dispiegare una rinnovata capacità di attrazione ed accoglienza che guardi al futuro per non disperdere i tesori ambientali, culturali e di relazioni umane del passato.
Sette montagne, otto colline e una pianura – Dove acquistare il volume sulla transizione demografica in Emilia Romagna
Il volume è acquistabile presso le librerie al costo di € 20,00. In alternativa, è ordinabile online su Amazon, oppure attraverso il seguente link della Casa Editrice, https://www.pendragon.it
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